La vicenda in esame tratta di un paziente che, a seguito di aggravamento di lombalgia, e stante l'insuccesso delle terapie conservative e la comparsa di acroparestesie, e dopo aver eseguito ulteriori esami diagnostici dai quali si evidenziava una voluminosa ernia discale L5-S1 sinistra espulsa e migrata caudalmente, veniva ricoverato presso il reparto di Neurochirurgia del nosocomio X per essere sottoposto in data 15 gennaio 2018 ad intervento chirurgico di microdiscectomia per via interlaminare sinistra. Dopo aver attentamente vagliato il caso, il Collegio di professionisti incaricati dallo Studio legale De Carolis & Nigro evidenziava i profili di imprudenza, imperizia e negligenza caratterizzanti l’operato sanitario per aver eseguito un intervento chirurgico errato, che non arrecava alcun beneficio al paziente. A seguito di una complessa e lunga attività di mediazione portata avanti dallo Studio Legale De Carolis & Nigro, la Struttura Ospedaliera e la Compagnia Assicurativa della stessa riconoscevano una congrua somma quale risarcimento del danno patito e provocato al paziente.
Al primo controllo post chirurgico eseguito presso il suddetto Ospedale, lo specialista incaricato rilevava la presenza di un “frammento recidivo di EDL in L5S1 sempre a sinistra”.
Stante il mancato miglioramento delle condizioni cliniche, il paziente si recava a visita neurochirurgica dal responsabile dell’U.O. di Chirurgia Vertebrale di un altro nosocomio, e sottoposto a visita il paziente, confermava la presenza del frammento residuo pre foraminale L5-S1 sx, e consigliava al paziente di intraprendere un percorso di terapia del dolore prima di prendere in considerazione l’ipotesi di un intervento chirurgico di artrodesi.
Il paziente, pertanto, era costretto a intraprendere numerosi trattamenti clinici e riabilitativi, terapie, e veniva perennemente sottoposto a visite specialistiche; tutte, confermavano il mancato beneficio dell’intervento chirurgico a cui il paziente veniva sottoposto.
Quest’ultimo, ormai, riusciva a camminare sulle punte ma non appoggiando i talloni.
Nonostante la giovane età, a seguito dell'intervento, il cliente ha patito diverse conseguenze anche a livello lavorativo. Non avendo riacquisito la completa forma fisica e neurologica è stata presentata all'INPS domanda di invalidità civile - riconosciuta dapprima nella misura del 46% - e richiesta di collocamento mirato (Legge 68/1999), poi rettificata al 60%, quale invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa nella misura del 60%, con conferma di sussistenza di necessità di collocamento mirato.
Il cliente, dunque, ha subito anche il cd. danno da perdita della capacità lavorativa.I profili di colpa del personale sanitario
Il risultato ottenuto
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