Lesione iatrogenica dello SPE da incongrue manovre chirurgiche

Il caso in esame riguarda un intervento chirurgico eseguito su una paziente affetta da una coxalgia destra, refrattaria al trattamento conservativo. 

Il programmato accesso chirurgico di artroprotesi d’anca veniva eseguito nella giornata del 31 marzo 2022, e sin dal momento del risveglio, la paziente riferiva ai sanitari ivi esercenti la difficoltà nel sollevare l’arto inferiore destro; dopo alcune indagini, infatti, veniva posta diagnosi di presunto stupor e, nel diario infermieristico, già dal 01 aprile 2022, veniva annotata una mobilità parziale dell’arto in questione.

Dopo alcuni approfondimenti, si concludeva per diagnosi di “neuropatia assonale del nervo femorale destro al di sopra del legamento inguinale con assenza di attività volontaria dei muscoli vasto mediale e laterale destro”.

I PROFILI DI COLPA DEL PERSONALE SANITARIO

Dopo aver attentamente vagliato il caso, il Collegio di professionisti incaricati dallo Studio legale De Carolis & Nigro evidenziava che la lesione iatrogenica della quale è portatrice la pazientepuò essere individuata in una lesione di tipo assonotmesico, la cui patogenesi è da porre in relazione ad un errato e/o scorretto meccanismo di trazione/compressione esercitata sul tronco nervoso a causa di non corrette manualità operatorie, tese a configurare una responsabilità colposa per imperizia dell’equipe chirurgica.

Appare doveroso segnalare che, lo stravolgimento delle condizioni di vita della paziente (ormai non autonoma nelle attività di vita quotidiana) e le conseguenze patite post - intervento, provocavano una forte deflessione umorale e una “labilità umorale ed insonnia in relazione alle mutate condizioni di vita conseguenza del disturbo lesionale neurologico”.

I RISULTATI

Azionato il procedimento di accertamento tecnico preventivo (ATP) davanti al Tribunale di Como, ed iniziate e concluse le operazioni peritali, con una complessa attività di mediazione portata avanti dallo Studio Legale De Carolis & Nigro e dalle altre figure professionali coinvolte, la Clinica riconosceva una congrua somma quale risarcimento per tutti i danni patiti dalla paziente pari a complessivi Euro 105.000,00.


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